T.R.E.

 

T.R.E.Judy6

TRE è l’acronimo di Tension & Trauma Releasing Exercises.

Si tratta di una tecnica che utilizza dei semplici esercizi per liberare stress e tensioni corporee evocando tremori muscolari che possono riverberare in tutto il corpo.

Questa tecnica, sviluppata negli Stati Uniti da Davi Berceli, aiuta a rilasciare le tensioni muscolari profonde accumulate nel corso di situazioni psicofisiche stressanti (di vita quotidiana, lavorative, sportive) o a seguito di esperienze traumatiche.

Il principio alla base è quello di consentire una “scarica” della tensione in eccesso accumulata e di ristabilire un naturale riequilibrio neurofisiologico.

I tremori, osservabili anche negli animali, sono una risposta a stati di forte stimolazione (es: a seguito di un attacco da parte di un predatore); le scariche muscolari ripristinano uno stato di rilassamento, compromesso nel momento in cui viene percepito un pericolo.

L’uomo moderno ha nel tempo allentato questo meccanismo naturale di ripristino dell’omeostasi favorendo la cronicizzazione di tensioni che possono esitare in blocchi, contratture, rigidità psicofisici.

I tremori neurogeni agiscono invece liberando la carica accumulata.

TRE sta trovando ampio riscontro in tutto il mondo, supportato dai risultati di ricerche scientifiche che ne dimostrano l’efficacia per la riduzione di ansia e stress.

E.M.D.R.

E.M.D.R.

EMDREMDR è un acronimo che sta per “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”. Si tratta di una tecnica, sviluppata alla fine degli anni ’80 da F. Shapiro, inizialmente utilizzata soprattutto per il trattamento di Disturbi Post Traumatici da Stress (PTSD).

Il Disturbo Post Traumatico da Stress si può manifestare in persone che hanno vissuto o hanno assistito ad eventi traumatici che hanno implicato una minaccia per la vita o l’integrità fisica propria o altrui.

Il fattore determinante per lo sviluppo del PTSD è che la persona abbia percepito come catastrofico o devastante un evento.

La persona che sviluppa un PTSD “rivive” il trauma attraverso il riemergere di ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi (immagini, pensieri, percezioni, incubi), può agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, è in stato costante di allerta, agitazione, ansia, evita gli stimoli che possano ricordare il trauma. Può manifestare irritabilità, insonnia, difficoltà di concentrazione e ipervigilanza.

Per poter affermare che è presente un disturbo post-traumatico da stress questi sintomi devono persistere costantemente per più di un mese e interferire con la qualità di vita oppure compromettere seriamente il funzionamento sociale, lavorativo o relazionale dell’individuo.

Non si tratta naturalmente di una reazione fisiologica ad un’esperienza difficile, ma di una sorta di “cristallizzazione” del trauma, che viene reiterato e non elaborato dalla persona.

L’EMDR è nato inizialmente per trattare questo tipo di disturbo.

Ultimamente l’applicazione si è estesa all’elaborazione di esperienze traumatiche non necessariamente riconducibili al PTSD, ma che continuano a mantenere nel soggetto una forte carica emotiva disadattiva.

L’EMDR vede il trauma (spesso legato a eventi luttuosi) come “informazione immagazzinata in modo disfunzionale” e lavora nel senso della rielaborazione dell’informazione, fino ad una nuova integrazione adattiva dell’esperienza da parte della persona.

In particolare, la stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali (ottenuta attraverso stimolazioni bilaterali alternate di natura visiva, uditiva o tattile) sembra funzioni come “acceleratore” di un naturale e fisiologico processo di rielaborazione delle informazioni presente in ciascuno di noi. È ciò che naturalmente pare accadere durante la fase R.E.M. del sonno.

A seguito di un’importante mole di studi scientifici, anche di natura neurobiologica, che hanno dimostrato la validità di questa tecnica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha di recente riconosciuto l’EMDR come particolarmente efficace per il trattamento di traumi psicologici e del PTSD.