Servizi clinici ai clienti

In primo piano

Utenti

Offro consulenze specialistiche e terapie per le seguenti tipologie di utenti:

  • Adulti: per le problematiche e le difficoltà in età adulta
  • Coppie: consulenza, sostegno e terapia in caso di conflitti o malesseri coniugali o relazionali
  • Famiglie: in caso di disagi che coinvolgano tutti i membri di un gruppo familiare (tradizionale, ricostituito o allargato che sia)
  • Gruppi: di adolescenti o adulti che condividono problematiche simili (es: dipendenze, fobie, disrubi alimentari, ecc.) o che attraversano momenti di difficoltà specifici (es: separazione, divorzio, perdita del lavoro, ecc.)

Disturbi trattati

  • Disturbi d’ansia e attacchi di panico, difficoltà di gestione dello stress, fobie
  • Depressione, depressione post-partum, disturbi dell’umore
  • Disturbi legati a eventi traumatici o luttuosi
  • Disagi derivanti da eventi di vita stressanti o particolari (es: separazioni, cambio/perdita del lavoro, situazioni lavorative o di studio in stallo, ecc.)
  • Difficoltà relazionali o sessuali
  • Disturbi dell’alimentazione

Modalità di intervento

A seguito di un primo contatto telefonico svolgo una breve consulenza con la persona (o coppia, o famiglia) per comprendere al meglio la situazione, la natura del problema e la richiesta che mi viene fatta. In questi primi incontri il/la cliente ha la possibilità di valutare anche il mio modo di interagire con lui/lei e di scegliere se desidera lavorare con me o meno. Al termine della consulenza do un mio parere sulla situazione e comunico la mia opinione in merito alla possibilità e alla modalità di un’eventuale prosecuzione del lavoro assieme.

Attacchi di panico

Attacchi di panico

panGli attacchi di panico sono un disturbo di natura ansiosa che si può manifestare attraverso una serie di sintomi, estremamente penosi per chi li vive:

– Palpitazioni e tachicardia (battiti irregolari, accelerati, sentirsi il “cuore in gola”)
– Paura di perdere il controllo o di impazzire (es: timore di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o di non essere in grado di gestire la situazione)
– Sensazioni di sbandamento, instabilità (vertigini o capigiri)
– Sudorazione
– Tremori (più o meno accentuati)
– Sensazione di soffocamento
– Dolore o fastidio al petto
– Sensazioni di derealizzazione (percezione del mondo esterno come strano e irreale) e depersonalizzazione (sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo)
– Disregolazioni termiche: brividi o vampate di calore
– Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)
– Nausea o disturbi addominali
– Confusione mentale

In alcuni casi sono presenti solo alcuni di questi sintomi, e la frequenza degli “attacchi” può variare da soggetto a soggetto.

Le sensazioni provate durante un attacco di panico sono così spiacevoli da indurre la persona a sviluppare un vero e proprio terrore di riviverle. In questi casi è facile cadere nel circolo vizioso della “paura della paura” e in progressive condotte di evitamento delle situazioni o dei luoghi cui esporsi, proprio per il timore che essi possano essere scenario di ulteriori crisi.

In linea generale il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è simbolico rispetto alla necessità, per chi ne soffre, di fermarsi e rivedere in profondità alcuni aspetti della propria vita, di rimettere mano a significati e bisogni profondi, per prenderne consapevolezza e poterli rielaborare, reintegrando e legittimando diverse parti di Sé, ascoltando i messaggi provenienti dal suo corpo e dal suo mondo interno.

Il termine panico deriva dal mitico dio Pan (in greco=tutto). Pan  è l’archetipo del signore della naturae degli istinti, dell’energia vitale che anima il mondo. Si narra che quando qualcuno disturbava il suo riposo, emetteva urla spaventose. Il suo improvviso manifestarsi inoltre provocava terrorenelle Ninfe che fuggivano di fronte a lui. Più esse fuggivano e più Pan si sentiva spinto ad inseguirle. Il cortocircuito psichico tra il fuggire delle Ninfe e l’eccitazione di Pan ricorda il: “più mi spavento più sto male, più sto male più mi spavento” caratteristico dell’attacco di panico.

Vedi anche Ansia e Attacchi di Panico

Ansia

L’ansia

AnxietyL’ansia è una risposta dell’organismo che si prepara ad affrontare uno stimolo (esterno o interno) percepito come pericoloso. E’ quindi un fisiologico segnale d’allerta di fronte a una minaccia percepita.

Ha il significato di preparare l’individuo perché possa far fronte allo stimolo scatenante:

  • Attivando i processi attentivi
  • Mobilitando le risorse necessarie

E’ uno stato emotivo spiacevole, di allarme e di pericolo imminente, verso il quale si ha un atteggiamento di attesa. Insorge in assenza di un pericolo reale (diversamente dalla paura) oppure è sproporzionata di fronte allo stimolo scatenante (a differenza di uno stato di eccitazione o ipervigilanza).

L’ansia coinvolge diversi aspetti:

  • risposta fisiologica (incremento della frequenza cardiaca, pressione sanguigna, sudorazione, alterazione della respirazione, del metabolismo e della tensione muscolare, ecc.)
  • risposta cognitiva (credenze, aspettative, valutazione soggettiva dello stimolo, apprendimenti e ricordi)
  • risposta comportamentale (attacco, fuga, evitamento, ecc.)
  • risposta emotiva (paura, rabbia, gioia, ecc.)

Sono tutti aspetti complessi e interconnessi tra loro.

Nei casi di ansia “patologica”, la preoccupazione circa il fattore stressante è sproporzionata rispetto alla minaccia realistica e quindi tale risposta ansiosa è da attribuire, in larga parte, ai processi di pensiero della persona, che vengono utilizzati per decodificare, spiegare e interpretare l’evento percepito come “minaccia”. Ciò significa che l’ansia è sempre generata dai modi di pensare della persona: l’evento scatenante è nella mente della persona.

In sostanza, che oggettivamente esista o meno una qualsiasi situazione, quel che conta è che nella “zona” del cervello dove si forma la rappresentazione della realtà, quella “realtà” ci sia. Fosse anche solo una fantasia o un sogno.

La realtà, quindi, è sempre e soltanto quella che ciascuno possiede nella sua mente.

Nel lavoro terapeutico è di grande importanza comprendere quale sia la rappresentazione della realtà della persona, quali significati siano in essa celati e racchiusi. Ma certamente questa comprensione da sola non basta. E’ anche necessario dedicare un’attenzione e un ascolto alle proprie reazioni corporee, perchè è dentro e tramite il corpo che viviamo e interagiamo con il mondo esterno.

Vedi anche Ansia e Attacchi di Panico

Stress

Stress

Il termine stress è stato ed è usato in diversi modi.

Spesso il termine stress è usato come sinonimo di stimolo nocivo. In questo caso è riferito a un’ampia gamma di stimoli di natura sociale, fisica, psicologica.

In altri casi il termine stress allude a una situazione di stimolo-risposta: a seguito di una stimolazione particolarmente intensa e prolungata nell’organismo segue una serie di reazioni psicofisiche, che rappresentano il tentativo da parte dell’organismo stesso di ripristinare le condizioni di omeostasi precedenti alla stimolazione. Anche in questo caso il termine stress è connotato da un significato potenzialmente patogeno.

Lo studioso che per primo diede una definizione del concetto di stress inserendolo in una teoria generale dello sviluppo della malattia è stato Hans Selye.

Secondo Selye, lo stress è la risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso.

Ciò ha messo luce sul fatto che, indipendentemente dal tipo di agente stressante, si attiva una reazione neuroendocrina e neurovegetativa che libera nell’organismo ormoni e neurotrasmettitori.

stress

Selye chiama la risposta difensiva dell’organismo a una vasta gamma di stimoli “Sindrome Generale di Adattamento”.

La sindrome generale di adattamento prevede il passaggio attraverso tre fasi successive:

  • la fase di allarme, in cui si manifestano essenzialmente meccanismi bio-chimici e ormonali per far fronte (coping) allo stimolo. Nella fase di allarme la principale reazione interna è la produzione di adrenalina, con conseguente aumento del battito cardiaco: il corpo si prepara alla classica risposta “combatti o fuggi”, dettata dal nostro istinto di sopravvivenza.
  • la fase di resistenza, nella quale l’organismo tenta di contrastare gli effetti negativi dell’elemento stressante, finché esso non scompare. In questa fase c’è una sovrapproduzione di cortisolo, che causa un indebolimento delle difese immunitarie (ecco perché sotto stress siamo più esposti all’attacco di virus, batteri o anche allo sviluppo di malattie autoimmuni, come ben descritto dalla Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) e potenzialmente diabetizzante.
  • la fase di esaurimento, nella quale si verifica il crollo delle difese, il soggetto esaurisce in parte o del tutto le sue energie per recuperare la condizione di equilibrio precedente allo stress. In questa fase c’è un repentino calo degli ormoni surrenalici (adrenalina, noradrenalina e cortisolo): il sistema parasimpatico, collegato al rilassamento, prende il sopravvento rispetto a quello simpatico. Per questo a volte in presenza di fasi di resistenza molto protratte può emergere in qualche soggetto l’impulso di utilizzare sostanze (alcool, sedativi, fumo o altro) per indurre forzatamente la fase di esaurimento e permettere al proprio corpo di riposarsi.

Lo stress nella visione di Selye non è una condizione necessariamente patologica, ma può diventare tale se diventa molto intensa e prolungata.

La reazione di stress è in tutti gli altri casi una reazione utile, in quanto adattiva, e non può essere evitata, in quanto connaturata alla vita stessa.

Come dice lo stesso Selye “la completa libertà dallo stress è la morte”.

 

T.R.E.

 

T.R.E.Judy6

TRE è l’acronimo di Tension & Trauma Releasing Exercises.

Si tratta di una tecnica che utilizza dei semplici esercizi per liberare stress e tensioni corporee evocando tremori muscolari che possono riverberare in tutto il corpo.

Questa tecnica, sviluppata negli Stati Uniti da Davi Berceli, aiuta a rilasciare le tensioni muscolari profonde accumulate nel corso di situazioni psicofisiche stressanti (di vita quotidiana, lavorative, sportive) o a seguito di esperienze traumatiche.

Il principio alla base è quello di consentire una “scarica” della tensione in eccesso accumulata e di ristabilire un naturale riequilibrio neurofisiologico.

I tremori, osservabili anche negli animali, sono una risposta a stati di forte stimolazione (es: a seguito di un attacco da parte di un predatore); le scariche muscolari ripristinano uno stato di rilassamento, compromesso nel momento in cui viene percepito un pericolo.

L’uomo moderno ha nel tempo allentato questo meccanismo naturale di ripristino dell’omeostasi favorendo la cronicizzazione di tensioni che possono esitare in blocchi, contratture, rigidità psicofisici.

I tremori neurogeni agiscono invece liberando la carica accumulata.

TRE sta trovando ampio riscontro in tutto il mondo, supportato dai risultati di ricerche scientifiche che ne dimostrano l’efficacia per la riduzione di ansia e stress.

E.M.D.R.

E.M.D.R.

EMDREMDR è un acronimo che sta per “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”. Si tratta di una tecnica, sviluppata alla fine degli anni ’80 da F. Shapiro, inizialmente utilizzata soprattutto per il trattamento di Disturbi Post Traumatici da Stress (PTSD).

Il Disturbo Post Traumatico da Stress si può manifestare in persone che hanno vissuto o hanno assistito ad eventi traumatici che hanno implicato una minaccia per la vita o l’integrità fisica propria o altrui.

Il fattore determinante per lo sviluppo del PTSD è che la persona abbia percepito come catastrofico o devastante un evento.

La persona che sviluppa un PTSD “rivive” il trauma attraverso il riemergere di ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi (immagini, pensieri, percezioni, incubi), può agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, è in stato costante di allerta, agitazione, ansia, evita gli stimoli che possano ricordare il trauma. Può manifestare irritabilità, insonnia, difficoltà di concentrazione e ipervigilanza.

Per poter affermare che è presente un disturbo post-traumatico da stress questi sintomi devono persistere costantemente per più di un mese e interferire con la qualità di vita oppure compromettere seriamente il funzionamento sociale, lavorativo o relazionale dell’individuo.

Non si tratta naturalmente di una reazione fisiologica ad un’esperienza difficile, ma di una sorta di “cristallizzazione” del trauma, che viene reiterato e non elaborato dalla persona.

L’EMDR è nato inizialmente per trattare questo tipo di disturbo.

Ultimamente l’applicazione si è estesa all’elaborazione di esperienze traumatiche non necessariamente riconducibili al PTSD, ma che continuano a mantenere nel soggetto una forte carica emotiva disadattiva.

L’EMDR vede il trauma (spesso legato a eventi luttuosi) come “informazione immagazzinata in modo disfunzionale” e lavora nel senso della rielaborazione dell’informazione, fino ad una nuova integrazione adattiva dell’esperienza da parte della persona.

In particolare, la stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali (ottenuta attraverso stimolazioni bilaterali alternate di natura visiva, uditiva o tattile) sembra funzioni come “acceleratore” di un naturale e fisiologico processo di rielaborazione delle informazioni presente in ciascuno di noi. È ciò che naturalmente pare accadere durante la fase R.E.M. del sonno.

A seguito di un’importante mole di studi scientifici, anche di natura neurobiologica, che hanno dimostrato la validità di questa tecnica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha di recente riconosciuto l’EMDR come particolarmente efficace per il trattamento di traumi psicologici e del PTSD.

 

Psicologia del Profumo e Aromaterapia

Aromaterapia-e-oli-essenziali-5-300x180La psicologia del profumo è fondata sul potere che gli aromi esercitano sulla nostra mente.

Le fragranze suscitano reazioni emotive, lasciano un segno nella memoria e agiscono sull’attività degli emisferi. Il sistema limbico, la parte più arcaica del nostro cervello, è il luogo in cui si realizza l’alchimia tra pensiero e materia, prima che avvenga il riconoscimento dell’odore.

Tutto quello che ci circonda possiede un odore, molto spesso non riusciamo a percepirlo o non ce ne rendiamo conto, ma questo odore influisce sulle nostre scelte, sul nostro umore e sul nostro benessere.

Tramite l’olfatto interagiamo con l’ambiente, ci adattiamo e tramite gli odori comunichiamo il nostro essere e il nostro sentire. Alcuni aromi sono veri e propri archetipi e parlano al nostro inconscio.

La memoria olfattiva è estremamente potente e può risvegliare emozioni antiche e ricordi che pensavamo di aver dimenticato. L’olfatto, in effetti, è assieme al tatto il primo senso ad essere attivo fin dal nostro primo respiro. E nel corso della nostra vita gli odori con cui entriamo in contatto ci condizionano e possono influenzare il nostro stato d’animo.

Esiste un vero e proprio alfabeto degli odori, tanto che tramite l’utilizzo di oli essenziali estratti da piante, fiori e frutti, è possibile ottenere un preciso effetto sul sistema nervoso e sul nostro equilibrio energetico.

Ogni creatura vivente (incluse piante, animali ed esseri umani) ha una struttura energetica che non si vede (come non si vedono le onde radio, ma sappiamo che esistono perché ascoltiamo musica da un apparecchio apposito; così ogni creatura vivente è costituita da energia, distribuita lungo tutto l’organismo – e sappiamo che è così perché l’agopuntura funziona, come riconosciuto anche dalla medicina tradizionale).

Questa energia vitale è chiamata – a seconda delle diverse millenarie tradizioni – Qi, o Prana, e può andare incontro a blocchi o disequilibri in funzione di diversi fattori (ambientali, traumatici, psichici, alimentari, emozionali, ecc.).

Poiché ogni corannusare-i-fioripo vivente ha una sua energia, che corrisponde ad una sorta di “frequenza”, è possibile riequilibrare eventuali squilibri o sblocchi attraverso l’utilizzo di sostanze, come gli oli essenziali, che “risuonano” a quella stessa frequenza. Ecco allora la possibilità di intervenire in modo dolce e “vibrazionale” per ristabilire delle armonie perdute. Un po’ come se le essenze con cui entriamo in contatto intonino una melodia sulla quale le nostre cellule sono dolcemente richiamate a danzare.